OLTRE LO SPECCHIO Eclissi di una civiltà Occidente al capolinea

OLTRE LO SPECCHIO Eclissi di una civiltà Occidente al capolinea. Benvenuti in un’ altra rubrica! Dopo l’esperienza di “Pianeta Stampa”, le troppe “cose storte” che percepisco mi spingono a ritornare in campo editoriale.

Neanche a dirlo, il mio bersaglio preferito sarà ancora una volta la cultura ufficiale dell’Italia e dei paesi occidentali nonché la nefasta contaminazione che ne consegue in campo politico, ecclesiastico, economico, istituzionale, legislativo, didattico, pedagogico, sanitario e scientifico. Si prospetta, quindi, una serie di dissertazioni ad ampio spettro, in cui il sottoscritto non risparmierà critiche “al vetriolo” a qualsiasi personaggio famoso, importante, laico o religioso.

E’ evidente, per un attento osservatore, che l’Occidente stia attraversando un periodo di crisi esistenziale e d’invecchiamento di civiltà. Molti intellettuali, politici, religiosi, economisti, legislatori, docenti, pedagogisti, medici e ricercatori reagiscono ad essa tentando ad ogni costo di ribaltare i paradigmi concordati dalle generazioni precedenti, cedendo, così, alle tentazioni delle “sirene” della cultura modernista, che è caratterizzata da edonismo, materialismo, nichilismo, relativismo e utilitarismo. Si sono accantonati punti di riferimento quali “ciò che è giusto e ciò che non è giusto” e “ciò che è lecito e ciò che non è lecito”, che sono stati sostituiti con altri punti di riferimento quali “ciò che conviene e ciò che non conviene” e “ciò che è utile e ciò che non è utile”. Alla disciplina viene contrapposto il consenso, come se non esistesse complementarietà tra l’una e l’altro, mentre al rispetto reciproco viene preferita la tolleranza unilaterale. Il concetto di autodisciplina e quello di volontà sembrano andati in disuso. Si confonde il significato di generosità con quello di altruismo.  La gente rivendica i propri diritti e non puntualizza che i diritti scaturiscono dai doveri ai quali i cittadini devono adempiere. La libertà e la democrazia vengono considerate dei valori assoluti e irrinunciabili a priori, mentre esse sono da considerare, sì, dei valori ma relativi a un contesto di elevato grado di civiltà di una popolazione o società organizzata, presupposto necessario per la stabilità di un governo democratico in uno stato liberale. L’espressione del pensiero elementare viene censurata se non derisa e si predilige la linea culturale del “pensiero debole”. Tanti giovani prendono l’abitudine di fumare spinelli di hashish e/o di marijuana per curiosità, conformismo, esibizionismo o trasgressione (dipende dagli ambienti in cui vivono) e non sono consapevoli di arrecare nocumento alla salute, inficiando la facoltà mnemonica e il sistema nervoso, sia pure accorgendosene più in là negli anni. Si confonde l’inciviltà con la libertà e la mancanza di rispetto con la trasgressione. Si pensa che tingersi ciocche di capelli, tatuarsi un po’ dappertutto e perforare il proprio corpo in più punti per infilarvi spilli e affini, oltre a essere azioni di imitazione di personaggi famosi dello spettacolo, siano espressione di libertà e di trasgressione. Un’ipotesi realistica e inquietante è che tali interventi, a rischio di nocività per la salute, costituiscano un fenomeno conseguente all’omologazione culturale, che conduce verso il “pensiero unico”. Sarebbe l’omologazione culturale, dunque, a indurre i giovani e i non giovani, inconsapevoli di ciò, a voler essere originali ad ogni costo pur di distinguersi gli uni dagli altri, non per l’essenza, ma per la forma e, quindi, non per l’interiorità, ma per l’esteriorità. Dal canto loro, i paladini della cultura omologante inquadrano il fenomeno nella libertà di espressione e di trasgressione. Non bisogna meravigliarsi, allora, che nella società si coltivino gli aspetti più degradanti e mediocri dell’essere umano. Inoltre si sono diffuse, attraverso un po’ tutti i mezzi di comunicazione, svariate idolatrie quali quella del sesso con ogni tematica ad esso correlata, del salutismo, del benessere, della linea del corpo, della dieta, della medicina (che si è prostituita), della chirurgia (idem), della diagnosi, della potenza, della ricchezza, del giovanilismo, della modernità, della novità, dell’inserimento di neologismi e termini stranieri nell’Italiano (per pubblicare nuove edizioni di dizionari), della permissione, dell’irriverenza, della trasgressione, della dissacrazione (che induce alla blasfemia e alla iconoclastia), della definizione, della moda, della tolleranza, dell’uguaglianza, del confronto esasperato tra l’uomo e la donna (a sfondo competitivo e conflittuale), della politica, della libertà individuale, della democrazia, della trasparenza, della memoria storica (la cultura della memoria è unilaterale in prevalenza e va soggetta a strumentalizzazione ideologica e politica), dell’arte (si definisce artista anche chi non lo è), della carriera, dello spettacolo, del successo della criminalità organizzata (con saghe cinematografiche e serie televisive), della ricerca scientifica, della comodità, dell’ affare, della  convenienza, del vantaggio, del progresso, della tecnologia (in alcuni contesti socio-ambientali al progresso della tecnologia corrisponde il regresso della civiltà), dell’ astrologia, dei diritti umani, delle pari opportunità, della comunicazione, dell’ informazione, della notizia, della assegnazione di premi nonché del conferimento di cittadinanze onorarie e onorificenze (in base a un conformismo culturale e ideologico), del tempo reale, dell’ accoglienza, della società multietnica, della globalizzazione e quant’altre. Alla diffusione di queste idolatrie collettive, culturali, ideologiche e istituzionali consegue la perdita del senso della dimensione umana nonché un aumento di fenomeni psicologici, culturali e sociali, dei quali alcuni già esistenti in passato  e altri di recente diffusione, tra i quali ultimi spiccano l’ideazione della contrapposizione  tra “politicamente corretto” e “politicamente  scorretto”, la xenofobia e la coniazione di astrusi neologismi come “omofobia” e “femminicidio”.

Bisognerebbe analizzare questi fenomeni per comprenderli e poterli inquadrare come effetti di  idolatrie. D’altro canto i soloni della cultura   dominante, essendo loro stessi degli idolatri, non hanno consapevolezza di ciò. Essi cercano le cause di tali fenomeni alla luce di conformismi culturali e ideologici, osservando con scrupolo i parametri concettuali, espressivi e lessicali del “politicamente corretto” (che, talvolta, è “umanamente e civilmente scorretto”), contribuendo, così, a  determinare  il  fenomeno  di confusione socio-culturale in atto nei paesi occidentali. Quest’ ultimo ha una ricaduta su tutti i soggetti della società, ivi compresi i bambini e i ragazzi in età di formazione, i quali sono i più esposti al rischio di confusione perché mancano dell’ esperienza e della preparazione degli adulti e, pertanto,  necessitano  di tutela  morale più  degli  altri.

C’è da domandarsi quali e quanti tra maestri,  professori, dirigenti d’ istituto, pedagogisti, psicologi e sociologi concepirebbero l’ideazione di un tema d’esame concorsuale che si intitoli: “La tutela morale dei minorenni di fronte al fenomeno di confusione socio-culturale in atto nei paesi occidentali”.

Come il bigottismo è una degenerazione della religiosità e sfocia nella nevrosi mistica, il laicismo è una degenerazione della laicità, il libertinaggio è una degenerazione della libertà, il moralismo è una degenerazione della moralità, il permissivismo è una degenerazione della    permissione, il proibizionismo è una degenerazione della proibizione e il conservatorismo è una degenerazione del tradizionalismo, così il progressismo è una compagine culturale, politica e legislativa degenerativa del progresso, che  non  tiene  conto  della dimensione umana. Esso tende a coltivare delle anormalità e delle debolezze, assecondando gli aspetti più degradanti e mediocri di tipologie umane che presentano problematiche che vanno dai casi di devianza dalla norma sino ai casi di   anomia  (assenza di legge).

L’ istituire un “surrogato” di matrimonio chiamato unione civile tra due persone di inclinazione omosessuale, l’ istituire l’ adozione di un bambino da parte di un duo omosessuale, il legalizzare il commercio e l’uso di droghe leggere o pesanti, il  legalizzare  l’ eutanasia, il consentire la fecondazione assistita eterologa e l’inserire la cultura gender nella scuola primaria non sono espressione di un’evoluzione e di un progresso di civiltà, ma sono espressione di una reazione a una crisi esistenziale e di invecchiamento di civiltà, a cui il sottoscritto faceva riferimento in precedenza.

Con il progressismo vengono stravolti il senso del matrimonio, il senso della famiglia, il senso dello Stato, il senso del rispetto per i bambini e per  i ragazzi, il senso del rispetto per le persone delicate e sensibili, il senso comune del pudore e il senso della dimensione umana, mentre è  presente  una tendenza a  ipotecare l’avvenire delle persone, seguendo una linea culturale basata sull’ ideologia dell’ uguaglianza, che influenza la gente a tal punto da non farle cogliere le differenze che esistono tra le persone, le differenze che caratterizzano l’uomo e la donna e le differenze che consentono di distinguere un contesto dall’altro, generando una confusione anche concettuale, espressiva e lessicale.

In tale scenario di crisi esistenziale e morale di principi e di valori tradizionalmente intesi si muove anche il Papa, il quale, con tutto il rispetto per la sua figura istituzionale religiosa, accenna ad aperture al mondo  laicista e materialista, intendendo, così, favorire un avvicinamento di questo alla Chiesa. Tale avvicinamento non sembra che stia avvenendo, nonostante i tanti sperticati elogi che laicisti e materialisti hanno espresso verso il Santo Padre. Piuttosto  si  riscontrano  perplessità e sconcerto da parte di credenti laici e religiosi, i quali guardano con spirito critico alla linea politico-religiosa tracciata dall’attuale pontefice. Inoltre si spera che il Papa si accosti con cautela ai mezzi di comunicazione di massa, evitando  di cadere in maliziosi trabocchetti, come già è  accaduto in occasione di alcune interviste con domande che vertevano su temi etici, nel corso delle quali il Pontefice faceva affermazioni e dichiarazioni in un complesso contesto discorsivo e che dei giornalisti hanno stralciato con scaltrezza, decontestualizzandole, per fare presa sulla gente e influenzare l’opinione pubblica. Il rischio è che, facendo le notizie il giro del  mondo  in  tempo reale, se il Papa viene frainteso e i suoi messaggi vengono travisati, i cristiani  delle comunità di tutto il mondo subiscano discriminazioni e persecuzioni da parte di esaltati e fanatici di altre fedi religiose.

L’osservatore

Francesco Calabrese

 

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