Compleanno Lilly Campus. La multinazionale del farmaco spegne 60 candeline

Un evento speciale al Lilly Campus per il compleanno della multinazionale del farmaco. Lilly spegne 60 candeline nel segno dell’integrazione: Innovazione e collaborazione per la salute del futuro

Integrazione culturale in un mondo globalizzato e capacità di fare sistema tra pubblico e privato per innescare il circolo virtuoso della competitività del Paese: celebrando il 60° compleanno dall’arrivo in Italia, Eli Lilly accoglie la sfida del mondo globale puntando sulla valorizzazione del proprio capitale umano, sull’integrazione con il territorio tra i diversi stakeholders, scegliendo di rispondere alle esigenze del futuro con un approccio multiculturale, sinergico e aperto. È questo il valore aggiunto di un’azienda proiettata in contesti diversi e attenta alle differenze, perché dalla multiculturalità nascono innovazione, collaborazioni vincenti e imprese di successo

 Firenze, 10 luglio 2019 – Oltre 1100 dipendenti in tutta Italia, un fatturato in continuo aumento e oltre 500 milioni di euro investiti negli ultimi 14 anni nel sito di produzione di Sesto Fiorentino, uno degli impianti più innovativi per la sintesi di farmaci biotecnologici in Italia. Eli Lilly Italia, che quest’anno spegne 60 candeline dal suo arrivo nel nostro Paese, è tutto questo e molto altro: è infatti la prima azienda farmaceutica per export in Italia, ma anche una delle più virtuose per la crescita del territorio in cui opera, dato che per ogni dipendente si creano almeno 6 posti di lavoro nell’indotto. Una delle chiavi del successo della Lilly da sempre è la multiculturalità. All’interno del mondo Lilly, l’Italia è capofila di un ‘hub’ di 19 affiliate tra Italia, Russia, Europa centrale e dell’est e Israele, dove vivono 500 milioni di abitanti con 17 lingue, 5 alfabeti, 13 monete, 12 fusi orari. L’apertura alle differenze e all’inclusione per favorire scambio e confronto non possono non essere alla base di una società che ritiene le persone il patrimonio aziendale più importante, per affacciarsi alle sfide globali del futuro, forte delle esperienze diverse e complementari di tutta la sua forza lavoro. Perché in un mondo che cambia ed è inevitabilmente sempre più complesso e interconnesso, nuove visioni e nuovi modelli possono arrivare solo da uno sguardo ampio, aperto e dai punti di vista più eterogenei possibile. Un approccio che è nel solco della tradizione della società: il fondatore del gruppo, il colonnello Eli Lilly, aveva dichiarato ‘Prendi ciò che fai e miglioralo sempre di più’, nella continua ricerca dell’eccellenza, a beneficio dell’intera comunità. Integrazione culturale e capacità di fare sistema con un approccio collaborativo sono due pilastri su cui si fonderà il futuro del mondo della salute così da garantire l’innovazione ai pazienti. Temi di cui si è parlato in occasione del convegno “Da 60 anni insieme, per la vita”, organizzato al Lilly Campus di Sesto Fiorentino alla presenza di specialisti, associazioni pazienti, istituzioni locali e nazionali.

Avere 60 anni e guardare al futuro, avendo sempre le persone come patrimonio aziendale più importante – commenta Huzur Devletsah, AD e presidente di Lilly Italy Hub –. Negli anni abbiamo cercato di innescare un circolo virtuoso tra lo sviluppo del nostro capitale umano e la crescita degli investimenti produttivi, perché se cresciamo noi, cresce la nostra comunità e cresce il Paese. In Lilly crediamo fortemente nella possibilità di innovazione e creatività offerte dalla diversità e dalle peculiarità di ciascuno. Per questo lavoriamo per garantire equità di accesso al lavoro e pari opportunità, declinate nel venire davvero incontro alle reali esigenze di ognuno, indipendentemente da genere, età, nazionalità, religione, abilità fisiche e inclinazione sessuale”.

Tantissime infatti le iniziative di welfare aziendale per assecondare i bisogni dei lavoratori: dal flextime al congedo per i papà, dal lavoro agile al check-up per tutti, dai centri estivi per i figli all’impianto sportivo, tutto è pensato per rispettare i dipendenti come persone, prima ancora che come lavoratori. Per questo da otto anni consecutivi, Lilly Italia ha ottenuto il prestigioso riconoscimento del “Great Place To Work” Institute, sia per essere Best Workplace for Women and for Millennials e una delle migliori aziende farmaceutiche in Italia in cui lavorare. L’azienda è, inoltre, certificata dal Top Employers Institute per l’eccellenza delle condizioni di lavoro.

Oggi l’affiliata italiana – sottolinea Roberto Pedrina, direttore Risorse Umane Italy Hub –  soffia le sue prime 60 candeline con un personale multiculturale – 17 le nazionalità rappresentate – altamente qualificato (il 56% ha un titolo di laurea, con una formazione continua media annua di 6.000 ore per il totale del personale) e con una forte componente femminile (il 45% degli occupati, contro una media del 25% dell’intero comparto manifatturiero, e il 39% dei quadri e dirigenti donna).”

Il valore delle persone e la capacità di fare sistema con il territorio in cui operiamo – aggiunge Cristiano Demolli, direttore del sito di produzione Lilly Italia – si sono integrati con il patrimonio tecnologico e manageriale della multinazionale Eli Lilly, dando vita ad un mix di successo che ha consentito al sito manifatturiero di attirare continui investimenti dalla casa madre e di arrivare a produrre più del 50% del totale mondiale delle insuline Lilly e di autoiniettori di un antidiabetico di ultima generazione, esportandone il 98% in circa 70 paesi, europei e extra-europei.”

I valori e l’attività di Lilly Italia oltre ad avere una ricaduta sullo sviluppo del territorio, sia a livello locale che nazionale, hanno anche un impatto significativo sul miglioramento della salute e del benessere dei cittadini.

“L’impegno nella ricerca di Lilly Italia – commenta Gianluca D’Anzeo, direttore medico Italy Hub – per sostenere lo sviluppo della scienza e l’innovazione del farmaco si sta concentrando in immunologia, diabetologia, neurologia e oncologia, con un investimento annuo di circa 15 milioni di euro. Gli studi clinici attivi nel 2019 sono 74 di cui ben 9 in fase Ib/II. I trials coinvolgono oltre 300 centri e circa 1.500 pazienti”. 

È dall’insieme di questi tre punti chiave (integrazione culturale, innovazione, collaborazione pubblico-privato) che l’azienda e il sistema paese tutto può trarre i massimi vantaggi, anche in termini di reputazione, conclude Huzur Devletsah – e andare davvero incontro al futuro, continuando a migliorare la qualità di vita delle persone e a contribuire allo sviluppo economico del paese.”

 

 

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