Napoli. Al PAN 5/28 giugno Marco Bolognesi “Sendai City. Alla fine del futuro”

photocollage_propaganda_Sendai_proxima_sector rrrA cura di Valerio Dehò e Massimo Sgroi, dal 5 al 28 giugno 2015 al PAN. Inaugurazione: giovedì 4 giugno, ore 18.00

A Napoli la terza tappa della mostra “Sendai City. Alla fine del futuro” di Marco Bolognesi, curata da Valerio Dehò e Massimo Sgroi, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Dopo il successo riscosso a Merano e Bologna, arriva al Pan Palazzo delle Arti Napoli, la città-mondo, cyberpunk e visionaria, creata dall’artista emiliano attivo tra l’Italia e l’Inghilterra.
L’esposizione è un percorso articolato e interattivo, in cui il visitatore entra fisicamente in Sendai City, la città postmoderna dove vivono organismi cibernetici, mutanti, valchirie aggressive e poco vestite, numerose schiere di robot e un ridottissimo esercito di umani prodotti in laboratorio. La megalopoli ipertecnologica creata da Bolognesi in dieci anni di ricerca e sperimentazione (il nome Senday City è un omaggio allo scrittore cyberpunk William Gibson), è un mondo metafisico alternativo, governato da un’intelligenza artificiale e sospeso tra passato e futuro, in cui l’artista racconta le contraddizioni del nostro presente in un mix psichedelico. Lungo il percorso espositivo al Pan, si incontra l’astronave “Mock up”, una selezione di fotografie tratte dalle serie “C.O.D.E.X. blue” (2008), “Geiko” (2008) e “Babylon Federation” (2008 e 2014), una serie di pastelli su carta realizzati con un collage di ritagli tratti da vecchi film di fantascienza.
Il Bomar Universe, ovvero l’Universo di Bo(lognesi) Mar(co), pone il visitatore davanti a un interrogativo sociale ed esistenziale sulle trasformazioni quotidiane dovute al progresso. Bolognesi si chiede in cosa l’umanità si stia trasformando e di quale futuro stiamo parlando. L’esposizione delle opere, attraverso un percorso che si snoda tra installazioni, video, fotografie, disegni, collage, si trasforma in questo modo in uno studio sul potere della tecnologia e sull’impatto che la stessa ha sulla globalizzazione. Sendai City è la città del futuro, un futuro in cui stiamo vedendo la fine. E’ il futuro di Marco Bolognesi, in cui le multinazionali governano il mondo, la macchina vince sull’uomo, e non si distingue più cosa è reale da cosa non lo è, in cui si aprono grandi interrogativi sul ruolo della tecnologia e della manipolazione genetica.

La macchina è il nostro presente, i peacemaker, le protesi, le telecamere che ci visitano, ci controllano”
spiega
Marco Bolognesi
. “Si sta realizzando quella strada che gli scrittori cyberpunk avevano
profetizzato: il controllo dell’energia, dell’acqua, le multinazionali e il mercato dei dati”.
Scrive
Valerio Dehò
, curatore della mostra: “
Il progetto di Sendai City ci restituisce un’utopia ed un
incubo: “il sogno dell’uomo di liberarsi dalla sua carnalità e dalla morsa del tempo e la paura di non
poter più usare la coscienza per distinguerci dai robot e dalle macchine in genere. Ma per saperlo
davvero, per capire veramente se le briciole di queste storie diventeranno la nostra storia, bisognerà
attendere la fine del futuro. Solo allora, forse, comincerà il presente”.
La concezione estetica della Sendai Corporation –
aggiunge
Massimo Sgroi
– dimostra la capacità
visionaria di Marco Bolognesi. […] Un mondo di spettacolo, sesso e morte. […] È show puro elevato
all’ennesima potenza dell’immagine Fake laddove la fascinazione si trasforma in orrore e l’orrore
nell’estrema forma di seduzione […]”.
La mostra è accompagnata da un volume NFC edizioni con intervista di Valerio Dehò a Marco
Bolognesi e interventi di Massimo Sgroi, Roberto Terrosi, Pierluigi Molteni e Nicola Dusi.
BIOGRAFIA:
Marco Bolognesi, artista e film-maker, nasce nel 1974 a Bologna, dove si laurea al DAMS.
Del 1994 e 1996 sono le sue prime opere video, realizzate per la RAI e presentate al Giffoni Film
Festival e alla Biennale di Venezia. Nel 2002 si trasferisce a Londra, dove vince “The Artist in
Residence Award” all’Istituto Culturale Italiano (2003) e realizza la mostra “Woodland”, da cui due
anni dopo nasce l’omonimo libro fotografico e la prima personale alla Cyntia Corbett Gallery di Londra.
Nel 2008 realizza il cortometraggio “Black Hole”, che vince il premio miglior film fantascientifico
all’Indie Short Film Competition in Florida ed esce il libro monografico “Dark Star”. Nel 2009 viene
pubblicato per Einaudi “Protocollo” il primo volume di una graphic novel nata dalla collaborazione con
Carlo Lucarelli e nello stesso anno presenta nella londinese Olyvia Fine Art “Z Generation: Realm of
Ambiguity” e alla Fondazione Solares delle arti di Parma il progetto “Genesis”. Nel 2011 realizza
l’installazione “Mock-up” esposta allo IED di Milano all’interno del festival Invideo e partecipa alla
collettiva londinese “What made us famous” a fianco di artisti quali Damien Hirst, Helmut Newton,
Sarah Lucas. Nel maggio 2012 il festival Fotografia Europea di Reggio Emilia presenta “Humanescape”:
una mostra e un libro che vede la partecipazione di Bruce Sterling e Jasmina Tešanovic. Nel 2014
inaugura a Merano Arte il primo capitolo della personale “Sendai City. Alla fine del futuro” in cui viene
presentato il Bomar Universe, universo in continua espansione, tra cyberpunk e fantascienza sociale. Il
secondo capitolo viene proposto nel 2015 a Bologna, presso ABC e SetUp Art Fair. Partecipa alla
collettiva “Orlando Furioso. Incantamenti, passioni e follie”, in occasione del 540° anniversari.
Quindici
anni di ricerca artistica che hanno rappresentato il viaggio di Bolognesi verso Sendai City sono stati
recentemente oggetto di approfondimento in uno
speciale di SKY Arte.

 

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