Il quid divino. In cammino verso l’Oltre: Elio Bava

Elio Bava. Che sia grazia o ispirazione, input che nasce in un altrove che, fin dalla notte dei tempi, l’umanità avverte, sta di fatto che la ricerca dell’Oltre coincide, per l’essere umano con la ricerca su stesso e sul suo ruolo nel cosmo.

L’uomo non è solo un passeggero in transito attraverso questo incerto “mai”. Non a caso, mentre mi accingevo ad affrontare nuovi passaggi intorno a queste mie riflessioni, ho ricevuto una lettera da Ettore Massarese (Docente universitario e regista, intellettuale ed artista che ha una lunga e profonda storia nella cultura di questa città ed oltre).

Prof. Elio Bava

Lo conobbi nel 1986, quando, con Carmelo Bene, allestì il suggestivo (Viaggio nelle viscere) con significativi richiami intorno al pensiero metafisico da Platone, passando per Heidegger sino alla dolorosa negazione di Nietzsche. Qui rilancio il carteggio, augurandomi che ne nasca una discussione feconda:

Prof. Ettore Massarese

Lettera di Ettore Massarese. Caro Elio Bava, ho letto con partecipata attenzione, i suoi articoli apparsi su  Il Roma” in merito alla antica storia del pensiero metafisico a partire da Platone sino alla dolorosa negazione di Nietzsche. Ho notato che lei nell’ultimo articolo sottotitola i nuovi sentieri dell’oltre, quasi a voler dire che lo stesso Nietzche nell’azzerare la presenza dell’Essere supremo si trova dinanzi a sentieri ignoti (bella e importante la citazione degli Idilli di Messina), sentieri tutti da dissodare alle soglie dell’abisso del Nulla.

Idilli di Messina

Lei, in un significativo passaggio dice: “Può l’arte e, in questo caso, la poesia far luce in questo oltre oscuro? Può il rinnegato Platone riapparire, nella sua componente orfica, nel somnium lirico dell’cammino verso l’Oltre? La “buona volontà dell’apparenza” (così è definita l’arte) può “riposarci dal peso di noi stessi” dal peso di quell’ “eterno ritorno” che ossessiona il ciclo dell’esistenza?

Qui Nietzsche sembra cogliere l’aura che di lì a poco si respirerà nella stagione delle avanguardie artistiche del primo Novecento, quell’onda lunga che va da jarry a Bretòn passando per Artaud, Picasso e gli altri”. Ecco; mi sembra di intuire che lei voglia portare l’attenzione sul mistero, tutt’altro che sciolto, dell’origine dell’atto creativo, quella zona del concepimento che non è ancora opera compiuta, ma che ne regala, potente, la visione.

Miti orgonauti

Materiale di riflessione, mi perdoni, caro ai dadaisti e ai surrealisti e al loro concetto di “Scrittura automatica”, un concetto ripreso dallo stesso Carmelo Bene allorquando sottolinea più volte: “Io non dico, vengo detto” o, ancora, Luca Ronconi che in un’intervista a Dacia Maraini sottolinea quanto sia rilevante per lui il momento della visione prima, del concepimento, tanto da farne la sua ossessione negli allestimenti che, più che apparire opere compiute, appaiono quasi strati di visioni intermittenti.

Emanuele Severino

Mi perdoni le citazioni d’ambito teatrale (tra l’altro figlie del mio lavoro I teatri/libro. Ronconi, Vasilicò, Bene. Esperienze di percezione tra corpi in pagina e corpi in scena, Aracne, Roma 2010) ma, credo, che tanto il teatro quanto l’arte figurativa (penso a Van Gogh e al suo delirio di insoddisfazione tra la visione concepita e l’opera) possano darci, non dico risposte, ma di certo sentieri di indagine sull’Oltre meno ovvi dell’assai consumata strada del tradizionale pensiero filosofico.

Gramsci

Del resto anche Emanuele Severino nel suo In viaggio con Leopardi: La partita sul destino dell’uomo coniuga fortemente i temi cari alla ricerca dell’Essere all’atto poetico, alla sensibilità dolorosa e affascinante verso un Infinito inconoscibile. Lo stesso Gramsci, non certo preso da un insospettabile prurito metafisico, ne I quadernisi chiede perché mai Dante sia Dante e il coetaneo Forese o altri poeti coevi non sfiorino assolutamente la sua unicità. Che forse i poeti, gli artisti “unici” vivono l’illuminazione proveniente da un territorio sconosciuto?

Giordano Bruno

Eraclito

Quell’Oltre così caro e inseguito nelle sue riflessioni che ho avuto il piacere di leggere. Sono queste domande una vera sfida alle soglie di un confine tra il percepito e il percepibile, tra il visibile e l’invisibile, un confine che, sin dai suoi esordi su questo pianeta, l’uomo ha voluto rivestire di sacro nei suoi rituali con la pervicacia davvero misteriosa di voler ripresentare in forme e immagini, in danze e canti, il senso “panico” che questa soglia procura. L’anima senza confini dio la divina immanenza bruniana costituiscono l’aura cui gli artisti capaci di farlo accedono all’atto del concepimento? E’ in questa regione che risiedono le Muse di cui lei parla citando il Platone dello Ione?

Elio Bava, mia risposta. Caro Massarese innanzitutto la ringrazio per lo stimolo che mi deriva da queste sue riflessioni. Ma entro subito nel merito delle sue considerazioni. Considero assolutamente fondamentale il punto sull’atto del concepimento, quella zona cui accede l’artista, quasi come in una privata visione, e che gli consente di superare la soglia di quella che io amo chiamare la percezione fisica, materiale.

Van Gogh

Lei cita Van Gogh, perché non pensare a Bach o a Beethoven (privato del senso dell’udito accede a suoni inaudibili)? Potremmo elencare decine di esempi, ma quello che conta qui sottolineare è il quid che si innesca da una regione ignota nella mente dell’artista, come una luce, uno spiraglio che illumina una zona di quell’Oltre di cui andiamo disquisendo.

Bach

Beethoven

Sant’Agostino sottolineava la casualità della Grazia, quell’illuminazione concessa ad alcuni, ma non a tutti, un raggio divino ad illuminare la conoscenza del mondo e dei mondi. Da medico posso dirle che noi conosciamo il funzionamento dei neuroni, della corteccia cerebrale, il ruolo e la funzione delle sinapsi, ma nulla sappiamo sulla natura ultima dell’intelligere, la scintilla che ha innescato la prima luce, la prima energia.

Sant’Agostino

Mi vien fatto di pensare, a proposito di artisti, a quel genio di Stanley Kubrik al suo film 2001 Odissea nella spazio, dove, all’alba dell’uomo un parallelepipedo vibrante rivolto verso il cosmo sembra innescare quel quid la cui natura affanna, da secoli, la nostra ricerca. Ecco che mi trovo qui, nel risponderle, in queste note, a pormi la domanda che da sempre mi ossessiona: qual è la vera natura dell’uomo?

Stanley Kubrik

E’ davvero solo una macchina biologica perfetta dotata, grazie al caso e all’accidente, di intelligenza cognitiva e della capacità di articolare i suoni in parole? Ma anche altre specie sono in grado di comunicare ed organizzarsi in comunità.

Gli infiniti mondi di Giordano Bruno

Perché l’uomo, da sempre, cerca ed avverte la porta da schiudere verso l’infinito e oltre? Forse, lei lo sottolinea, Nietzsche nel dichiarare la morte di Dio ha, si, aperto le porte dell’abisso del Nulla, ma è da questo Nulla che l’uomo deve ripartire, oserei dire azzerando gli strumenti fin qui adoperati per ritrovare il senso e la natura dell’Essere.

Paul Nurse

Lei parla dell’anima infinita di Eraclito e dell’immanenza bruniana, dove gli Infiniti mondi consistono, ad un tempo, nell’Universo e nella mente, esistenti in quanto concepibili. Ecco allora che il brivido del Nulla si popola di nuove luci consegnandoci tra le mani la lanterna dell’errante nietzschiano. Michael J. Behe

Michael J. Behe

Per chiudere questo, per me, intrigante dibattito mi permetta di dirle che sto leggendo alcuni volumi dii eminenti biologi. In particolare mi sto soffermando su Paul Nurse (Che cosa è la vita) e su Michael J. Behe (La scatola nera di Darwin).

Dante

Il primo è un evoluzionista convinto, il secondo un cosiddetto creazionista. Ebbene, per quanto si arretri alla prima cellula, alla formazione del RNA, all’origine della vita, insomma, mi pare che nessuno dei due riesca ad illuminare il momento del primo input, l’innesco del “Primo motore” come direbbe Dante, forse perché ancora ci manca il “velle e il posse”. Eppure io credo che indagare il viaggio verso L’Oltre sia ancora possibile e ne discuteremo se lei vuole insieme, amico Massarese.

Elio Bava

 

 

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