Comune di Napoli: altre due mostre d’arte

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Foto de l’Imparziale: Comune di napoli con fontana del Nettuno

Altre due mostre d’arte a Napoli: “Pieghe e polvere” di Gino Sabatini Odoardi e “4Ritorno a casa” di Gian Maria Tosatti

A logo_comune_napoliAncora due mostre d’arte si inaugurano a Napoli: quella di Gino Sabatini Odoardi Pieghe e polvere, al PAN, che restera’ aperta fino al 28 settembre e la mostra di Gian Maria Tosatti intitolata 4_Ritorno a casa, all’ex Ospedale Militare, nella sede affascinante del complesso della Santissima Trinita’ delle Monache, che sara’ visitabile fino al 15 novembre. L’inaugurazione delle due mostre e’ per domani giovedi’ 10 settembre, alle 12,00 la mostra di Tosatti, alle 18,00 quella di Sabatini Odoardi.

descrizione delle due mostre

GINO SABATINI ODOARDI – PIEGHE E POLVERE a cura di Maria Savarese

Napoli, PAN|Palazzo delle Arti Napoli – 11 – 28 settembre 2015 – Ingresso libero – Aperto tutti i giorni, escluso il martedi’, dalle 9.30 alle 19.30. Domenica 9.30 – 14.30 – Inaugurazione giovedi’ 10 settembre, ore 18

Le opere di Gino Sabatini Odoardi, in mostra al PAN di Napoli dall’11 al 28 settembre 2015, hanno tutte un unico scopo: strappare piu’ cose possibile all’oblio.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Napoli, in collaborazione con la galleria Gowen Contemporary di Ginevra, la personale, curata da Maria Savarese, presenta i lavori piu’ recenti dell’artista: sculture, installazioni e disegni che interagiscono attraverso la bianca superficie, sinuosa e fredda, della termoformatura, su cui talvolta si inserisce il nero della grafite, con un’unica interruzione accidentale di una piega rossa.

Una particolare attenzione e’ rivolta alla citta’ di Napoli cui e’ dedicata l’installazione creata ad hoc “Senza titolo con polvere”, scaturita da un’intensa giornata al Cimitero Monumentale di Poggioreale, nel cosiddetto “quadrato degli uomini illustri”. Qui trovano sepoltura alcune eminenti personalita’ della cultura come Benedetto Croce, Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Gaetano Donizetti, solo per citarne alcuni.

Su queste lapidi, semi-ingoiate dalla vegetazione selvatica dove l’abbandono e l’incuria la fanno da padrone, Sabatini Odoardi si china per ridare loro dignita’: con fazzoletti bianchi, e con l’intento discreto e silenzioso di sottrarle a quel nulla cui sembrano destinate, l’artista ne rimuove la polvere secolare. Ne uscira’ quattro ore dopo stringendo in mano reliquie di cotone “sporche di senso”, come afferma lo stesso artista, che saranno la materia prima per la costruzione dell’installazione in mostra al PAN: gli stracci sono qui innalzati a opere d’arte ed esposti come tele su cui si e’ dipinto con quella polvere antica.

Oltre alla dicotomia memoria-oblio, centrale nella ricerca di Sabatini Odoardi, sono altri i dualismi su cui si muove l’antologica – morte-vita, fede-agnosticismo, sacro-profano – ed e’ su questi che si snoda il percorso espositivo. In particolare, sono i progetti Cortocircuiti, che cerca di insinuare il dubbio, rompere gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, e Tra le pieghe, sculture i cui panneggi raccontano gli innumerevoli risvolti della vita, a definire l’ossatura dell’esposizione.

“Le antitesi – spiega Maria Savarese – attraversano trasversalmente gran parte della sua opera, spesso in bilico tra il sacro e il profano. La ripetizione, altro elemento ricorrente, diventa rituale da sfidare. L’idea seriale amplifica, in una strategia ossessiva e seduttiva al tempo stesso, discorsi e ritmi”. e’ il caso delle grandi installazioni, come Perdersi dentro un bicchiere d’acqua, 2001, Si beve tutto ciò che si scrive, 2002, o Senza titolo, 2013. In quest’opera 21 stracci che hanno subito il processo della termoformatura, plasmati a mano singolarmente, creano un gioco ritmico e modulare, rotto da un vuoto, un drappo indisciplinato, che si sottrae alla consuetudine e si depone a terra, sfuggendo alla regola dell’armonia.

Questi lavori sono il risultato di un percorso di anni in cui le esperienze accanto ad artisti come Fabio Mauri e Jannis Kounellis e le costanti letture critiche, trovano il loro sbocco espressivo nel procedimento della termoformatura in polistirene, che lo rendera’ artista maturo, con un linguaggio unico nel panorama italiano e internazionale.

Questa tecnica parte vent’anni fa dai ‘’sottovuoti’’, realizzati con plastiche trasparenti, che permettevano l’ibernazione dell’oggetto. Oggi la termoformatura consente all’artista di avvolgere l’oggetto con fogli di polistirene opachi – bianchi, neri o rossi – che ne celano il colore, ma non la forma. Il lavoro si sviluppa in tre fasi: riscaldamento della plastica mediante resistenze ad alte temperature, unione dell’oggetto con il polistirene allo stato elastico mediante sottrazione dell’aria e raffreddamento che imprigiona l’oggetto in maniera definitiva sotto la plastica divenuta irrimediabilmente rigida.

Si tratta di un percorso interamente manuale, in cui la scultura inizia a prendere forma visivamente piano piano, con gesti che non permettono repliche o ripensamenti. L’oggetto nascosto e rivelato dalla termoformatura, e’ bloccato e al contempo rivitalizzato, nella costante tensione di liberarsi per tornare al mondo.

Cenni biografici

Gino Sabatini Odoardi (1968) si e’ diplomato al Liceo Artistico di Pescara e successivamente in Pittura all’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Negli anni del Liceo ha conosciuto il lavoro di Ettore Spalletti, docente di Discipline pittoriche. Durante gli studi accademici determinanti sono stati gli incontri con Fabio Mauri (con il quale e’ stato performer in “Che cosa e’ il fascismo” nel 1997 alla Kunsthalle di Klagenfurt in Austria e successivamente assistente), e Jannis Kounellis, di cui e’ stato allievo nel 1998 all’Aquila nell’ambito del Seminario-Laboratorio curato da Sergio Risaliti.

Tra le personali piu’ recenti, si ricordano: “Entre les Plis” galleria Gowen Contemporary, Ginevra (2013); “Senza titolo” Setup Art Fair, Bologna (2013); “III ContrOrdine” Museo Archeologico, Cannara Perugia (2012).

Tra i vari premi: “Le prix des Jeunes Createurs”, 1999, ricevuto da Alfred Pacquement (Centre George Pompidou) all’e’cole Nationale Supe’rieure des Beaux-Arts di Parigi, “Premio Unione Latina”, 2003, e la Menzione Speciale del “Premio Celeste” di San Gimignano curato da Gianluca Marziani, 2005. Nel 2001 e’ stato invitato da Angela Vettese a prendere parte alla 52° edizione del Premio Michetti. Nel 2005 ha esposto a Torino ad Artissima 12 il nuovo ciclo di lavori realizzati con l’innovativo processo della “Termoformatura”, in tale occasione e’ stato presentato il catalogo monografico “The White Album” a cura di Luca Beatrice. Nel 2006 nello spazio di Viafarini a Milano, ha par tecipato al workshop con Antoni Muntadas curato da Gabi Scardi. Nel 2010 e’ uscito il suo grande volume monografico a cura di Francesco Poli e Massimo Carboni nelle ed. Logos. Nel 2011 e’ stato invitato alla 54° Biennale di Venezia (Padiglione Italia, Arsenale). Dal 2013 e’ rappresentato dalla galleria Gowen Contemporary di Ginevra. Vive e lavora tra Pescara e Roma.

Sette Stagioni dello Spirito

4 – Ritorno a casa – mostra di Gian Maria Tosatti a cura di Eugenio Viola 11 settembre – 15 novembre 2015 – ex Ospedale Militare di Napoli Via Trinita’ delle Monache, 1 – Funicolare di Montesanto, fermata Corso Vittorio Emanuele dal martedi’ alla domenica dalle 12 alle 18 – inaugurazione, giovedi’ 10 settembre 2015 – ore 12

Giovedi’ 10 settembre 2015 alle ore 12,00, si presenta la mostra 4 – Ritorno a casa quarta tappa del progetto Sette Stagioni dello Spirito di Gian Maria Tosatti, a cura di Eugenio Viola.

Sette Stagioni dello Spirito e’ un progetto iniziato da Tosatti nel 2013 ed ispirato al Castello Interiore (1577) di Santa Teresa d’Avila, che suddivide l’animo umano in sette stanze. Dopo 1_La peste, realizzata nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano ai Banchi Nuovi, 2_Estate, nell’ex Anagrafe Comunale in Piazza Dante e 3_Lucifero, realizzata negli ex Magazzini Generali del Porto di Napoli, l’artista continua la sua metaforica indagine nelle scaturigini dell’animo umano.

In quest’ultimo lavoro, rigorosamente site-specific, come i precedenti, Tosatti imprime uno slittamento al percorso ascensionale affrontato nelle stazioni precedenti, esplicitato nel passaggio dall’Inferno, trattato nelle ultime due stazioni, al Purgatorio. Analogamente all‘Inferno di cui l’artista ha riproposto la divisione in gironi, anche il Purgatorio e’ diviso nelle sue due parti essenziali: la spiaggia, affrontata in questa occasione, e la montagna che sara’ affrontata nella prossima tappa, la 5. Due luoghi diversissimi: l’uno basato sul concetto di piano (la spiaggia), si specchia nel tema della durata come scorrimento lungo la linearita’ del tempo; l’altro (la montagna), sara’ incentrato sul concetto di verticalita’, identificandosi nel movimento stesso dell’ascensione come cir costanza morale.

La spiaggia del Purgatorio e’ probabilmente il luogo piu’ desolante della Commedia dantesca, dove Dante e Virgilio giungono sbucando fuori dalla natural burella che congiunge questo luogo al centro della Terra dove e’ confitto Lucifero, protagonista, non a caso, dell’ultima opera di Tosatti.

4_Ritorno a casa riflette sulla salvezza e sulla forza necessaria a sostenerla, esplicitando un grande vuoto di tempo, una solitudine disperante. E’ un’installazione composta da una sequenza di momenti finiti, quasi una scomposizione della vita umana in quadri, tutti collegati fra loro, ma definiti in un perimetro determinato, calcolabile e riassumibile in uno spazio che in un certo momento e’ stato dato. E’ un’opera in cui l’uomo si mostra come un insieme di elementi determinati, da disporre lungo una linea, che hanno la possibilita’ di potersi scambiare di posto, di essere rimontati, in un ordine imprevisto, acquisendone un significato ulteriore.

Il complesso della Santissima Trinita’ delle Monache e’ uno dei piu’ vasti complessi abbaziali di Napoli. Eretto nel quartiere di Montecalvario nel XVII secolo, ha assunto vari ruoli, da quelli religiosi a quelli pubblici e, prima dell’Unita’ d’Italia, sotto Giuseppe Bonaparte, assunse la funzione di ospedale militare. Il complesso, attualmente, e’ un insieme eterogeneo, caratterizzato da edifici di valore architettonico e storico. Non sono mancate le costruzioni recenti, che hanno alterato l’impianto. L’opera riapre la parte principale del complesso monumentale dopo trent’anni di chiusura, ossia dal terremoto del 1980.

 

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