Napoli. Chiesa di Sant’Agostino degli Scalzi a Materdei

Sant'Agostino degli Scalzi su =ANTEAS Mani Amiche=

 La chiesa di S. Maria della Verità detta anche Sant’Agostino degli Scalzi di enorme interesse storico, artistico è un luogo di culto che sorge nel rione Mater dei in Vico lungo Sant’Agostino degli Scalzi

Si racconta che fu edificata per volere del Consigliere Spagnolo De Curtis accusato di gravi reati contro il re di Spagna. De Curtis promise, qualora fosse scagionato dalla grave calunnia di erigere un edificio sacro. La promessa fu mantenuta e De Curtis riservò un posto importante alla Madonna dell’Oliva invocata nelle sue preghiere. La chiesa edificata da Giovan Giacomo di Conforto fu iniziata nel 1603 e fu consacrata nel 1653 dall’arcivescovo di Sorrento Antonio Del Pezzo.

Subì i primi restauri dopo i terremoti del 1688 e 1694 da Arcangelo Guglielmelli e nel 1751 fu Giuseppe Astarita a disegnarne il pavimento.

Storicamente la chiesa è legata al giorno della morte di Giacomo Leopardi il 14 giugno 1837 quando il grande amico del poeta, Ranieri, si recò nel convento annesso dei Carmelitani per cercare un religioso che portasse i conforti al moribondo poeta. Fu frate Felice da Cerignola che si recò al suo capezzale, ma giunse proprio nel momento in cui Leopardi spirò.  Si sa che molte notizie circa la morte del poeta di Recanati sono piuttosto incerte, misteriose e, contraddittorie. Le notizie riportate dall’amico Ranieri nei suoi racconti.

Anche il Cinema ha riservato un posto d’onore al meraviglioso gioiello di cui stiamo parlando. Fu De Sica nel 1954 a immortalare gli interni della chiesa nel celebre film “L’oro di Napoli” con la spendida interpretazione della Loren nel ruolo di pizzaiola. In seguito nel 1963 altro celebre regista F: Rosi immortalò la chiesa ne “Le mani sulla città.

Il destino però ha riservato anche amare sorprese quando in seguito al terremoto dell’Irpinia nel novembre del 1980 l’intera regione fu colpita e sconvolta e tra i tanti monumenti anche questa splendida chiesa fu enormemente danneggiata. Quasi nascosta in un vicolo, abbandonata per diversi anni, è stata oggetto di notevoli furti e depredata più volte di pregiati marmi, oggetti e arredi sacri. Tuttavia le celebrazioni liturgiche continuarono nella sacrestia, dove sono presenti alcuni affreschi degli inizi del XVII secolo rappresentanti le storie dell’ordine agostiniano. In un cortile adiacente agli spazi dell’antisagrestia è presente un pozzale lavorato in piperno.

Verso il 2000 sono iniziati i primi lavori di restauro della struttura e il recupero di opere artistiche salvate. Infatti la chiesa solo qualche anno fa ha riaperto al pubblico dopo quasi 30 anni ma sono presenti ancora diverse parti di edificio da restaurare.

L’interno della chiesa a navata unica colpisce per i magnifici stucchi raffinata opera di Lorenzo Vaccaro (che dopo il barocco sono una delle prime testimonianze della sensibilità e leggerezza apportate dal 700) che iniziò il suo intervento nel 1684 così come la cupola (eseguita con gli allievi Granucci e Mazzone) e sempre del Vaccaro le splendide 4 statue in stucco presenti sull’altare. La balaustra e l’altare maggiore sono opera di Bartolomeo Ghetti.

Fra le opere nelle cappelle tele (commissionate dai Padri Agostiniani per impreziosire gli interni) appartenenti ai grandi Massimo Stanzione, Luca Giordano, Mattia Preti che sono state trasferite e messe in salvo nel Museo di Capodimonte. Attualmente sono presenti opere di pregio anche se di autori minori come Beltrano Marullo e Di Maria

La chiesa è ricca anche di opere scultoree in marmo di Giulio Mencaglia e  di Landini. Di grande pregio è il pulpito in noce che alla sua base presenta una possente aquila intagliata opera di Giovanni Conte detto il Nano. Anche la cripta dove anticamente venivano sepolti i corpi dei religiosi merita particolare attenzione

Dafne Restauri

di Patrizia Taglialatela

 

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