In cucina cucchiarella

Cucchiarella

In un giornale che nasce dall’amore per Napoli, non poteva mancare una pagina dedicata alla gastronomia partenopea che affonda le sue radici nel periodo greco romano e si è arricchita con l’influenza delle varie culture susseguitesi nel corso delle dominazioni

Nemmeno le grandi dominazioni però hanno inciso sul popolo napoletano che ha sempre preferito la semplice e povera cucina tradizionale.

La cucina del popolo misera, ma spesso più saporita di quella dei ricchi, in molti casi era confezionata proprio con gli avanzi delle mense nobiliari. Le interiora che i cuochi degli accampamenti buttavano erano recuperate dalle popolane dell’epoca che ne facevano una zuppa ghiotta richiesta dai soldati che frequentavano le taverne.

Nacquero così le prime zuppe di soffritto che le popolane definite “zandraglie “ – a seguito della deformazione della parola entrailles che in francese voleva indicare le interiora – arricchivano unendo peperoni dolci e piccanti.

Si racconta che re Ferdinando di Borbone, soprannominato dal popolo “re lazzarone”, nel privato amava confondersi con i popolani, andando in giro per le strade di Napoli, proprio per godere nelle feste delle prelibatezze partenopee. Tra l’altro, lo stesso re era talmente ghiotto di “maccheroni” da farseli servire perfino al Teatro S. Carlo, mentre assisteva alle rappresentazioni.

La fantasia che ha sempre arricchito il popolo napoletano è comunque alla base di piatti, che ancor oggi, rallegrano le nostre tavole e si tramandano nelle famiglie.

Non temete, chi scrive non ha la pretesa di essere una cuoca di grido, ma solo una persona che ama molto stare in cucina, che ogni giorno è tra i fornelli a elaborare quanto tramandato in famiglia, in alcuni casi personalizzandolo alla propria maniera.

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