Eclissi di una civiltà – Occidente al capolinea

Eclissi di una civiltà – Occidente al capolinea. Ci si ritrova dopo sette anni dall’ esperienza di  “Pianeta Stampa”. Le troppe “cose storte” che percepisco intorno a me mi spingono a ritornare  in campo editoriale.

Neanche a dirlo, il mio bersaglio preferito sarà ancora una volta la cultura ufficiale dell’ Italia e dei paesi occidentali nonché la nefasta contaminazione che ne consegue in campo politico, ecclesiastico, economico, istituzionale, legislativo, sanitario e scientifico. Si prospetta, quindi, una serie di dissertazioni ad ampio spettro, in cui il sottoscritto non risparmierà critiche “al vetriolo” a qualsiasi personaggio famoso, importante, laico o religioso.

E’ evidente,  per  un  attento  osservatore,   che  l’ Occidente stia attraversando un periodo di crisi esistenziale e di invecchiamento di civiltà. Molti intellettuali, politici, religiosi, legislatori e ricercatori reagiscono ad essa tentando ad ogni costo di ribaltare i paradigmi convenuti dalle generazioni precedenti, cedendo, così, alle tentazioni delle  “sirene” della cultura modernista, che è caratterizzata da edonismo, materialismo, nichilismo, elativismo e utilitarismo. Si sono accantonati punti di riferimento quali “ciò che è giusto e ciò che non è giusto” e “ciò che è lecito e ciò che non è lecito”, che sono stati sostituiti con altri punti di riferimento quali “ciò che conviene e ciò che non conviene” e “ciò che è utile e ciò che non è utile”. Alla disciplina viene contrapposto il consenso, come se non esistesse complementarietà tra l’ una e l’ altro, mentre al rispetto reciproco viene  preferita la tolleranza unilaterale. Il concetto di  autodisciplina e quello di volontà sembrano  andati  in disuso. Si confonde il significato di   generosità con quello di altruismo. La libertà e la democrazia vengono considerate dei valori  assoluti e irrinunciabili a priori, mentre esse sono da considerare, sì, dei valori, ma relativi a un contesto di elevato grado di civiltà di una popolazione o società organizzata, presupposto necessario per la stabilità di un governo liberale e democratico.

L’ espressione del pensiero elementare  viene censurata se non derisa e si predilige la linea culturale del “pensiero debole”. Tanti giovani prendono l’ abitudine di fumare spinelli di    hashish e/o di marijuana per curiosità, conformismo, esibizionismo o trasgressione (dipende dallo ambiente in cui si vive) e non sono consapevoli di arrecare nocumento alla salute, inficiando la  facoltà mnemonica e il sistema nervoso, sia pure accorgendosene più in là negli anni. Si confonde l’inciviltà con la libertà e la mancanza di rispetto con la trasgressione. Si pensa che tingersi ciocche di capelli, tatuarsi un po’ dappertutto e perforare il proprio corpo in più punti per infilarvi spilli  e affini, oltre a essere azioni di imitazione di personaggi famosi dello spettacolo, siano espressioni di libertà e di trasgressione. Un’ ipotesi realistica e inquietante è che tali interventi,  a rischio  di nocività per la salute, costituiscano un fenomeno conseguente all’ omologazione culturale, la quale conduce  verso il “pensiero unico”. 

Sarebbe l’ omologazione culturale, dunque, a spingere  i giovani e i non giovani a voler essere originali ad ogni costo pur di distinguersi gli uni dagli altri, non per l’ essenza, ma per la forma e, quindi, non per l’ interiorità, ma per l’esteriorità. Non bisogna meravigliarsi, allora, che nella società si coltivino gli aspetti più degradanti e mediocri dell’ essere umano.  Inoltre, si sono    diffuse, attraverso un po’ tutti i mezzi  di comunicazione, svariate idolatrie quali quella del sesso con ogni tematica ad esso correlata, del salutismo, del benessere, della linea del corpo, della dieta, della medicina (che si è prostituita), della chirurgia (idem), della diagnosi, della potenza, della ricchezza, del giovanilismo, della modernità, della novità, dell’ inserimento di neologismi e termini stranieri nell’ Italiano  (per pubblicare nuove edizioni di dizionari), del permissivismo, dell’ irriverenza, della trasgressione, della dissacrazione, della definizione, della moda, della tolleranza, dell’uguaglianza, della  politica, della libertà individuale, della democrazia, della trasparenza, della memoria storica (la cultura della memoria è unilaterale il più delle volte e va soggetta a strumentalizzazione ideologica e politica), dell’arte (si definisce artista anche chi non lo è), della carriera, dello spettacolo, del successo, della criminalità organizzata (con saghe cinematografiche e serie televisive), della ricerca scientifica, della comodità, dell’ affare, della  convenienza, del vantaggio,  del progresso, della tecnologia, dell’ astrologia, delle pari opportunità, dell’informazione, della notizia, del tempo reale, dell’ accoglienza, della società multietnica, della globalizzazione e quant’altre.

Alla diffusione di queste idolatrie collettive, culturali, ideologiche e istituzionali consegue la perdita del senso della dimensione umana  nonché  un aumento di fenomeni psicologici, culturali e sociali, dei quali alcuni già esistenti in passato e altri di recente  diffusione, tra i quali ultimi  spiccano  l’ ideazione della contrapposizione tra “politicamente corretto” e “politicamente scorretto”,  la xenofobia e  la coniazione di astrusi  neologismi come “omofobia” e “femminicidio”. Questi  fenomeni andrebbero  analizzati    per  essere  compresi e inquadrati come conseguenze di idolatrie. D’ altro canto, i soloni della cultura  dominante, essendo loro stessi degli idolatri, non hanno consapevolezza di ciò. Essi cercano le cause di tali fenomeni alla luce di conformismi culturali    e ideologici, osservando con scrupolo  i parametri  concettuali ed espressivi del “politicamente corretto”, contribuendo, così, a  determinare  il  fenomeno  di confusione socio-culturale in atto nei paesi occidentali. Quest’ ultimo  ha  una  ricaduta  su tutti i soggetti della società, ivi compresi i bambini e i  ragazzi  in età di formazione, i quali sono i più esposti al rischio di confusione perché mancano  dell’ esperienza e della preparazione degli adulti e, pertanto, necessitano di tutela morale più degli altri. In questo scenario di crisi esistenziale e morale di principi e di valori tradizionalmente intesi si muove anche il Papa,  il quale, con tutto il rispetto per la  sua  figura istituzionale religiosa, accenna ad aperture al mondo laicista e materialista, intendendo, così, favorire  un avvicinamento di questo alla Chiesa.

Tale avvicinamento non sembra che stia avvenendo, nonostante i tanti sperticati elogi che laicisti e materialisti hanno espresso verso il Santo Padre. Piuttosto si riscontrano perplessità e sconcerto da parte di credenti laici e religiosi, i quali guardano con spirito critico alla linea politico-religiosa tracciata dall’attuale pontefice. Inoltre, si spera che il Papa si accosti con cautela ai mezzi di comunicazione  di massa, evitando di cadere in maliziosi  trabocchetti, come già è accaduto in  occasione  di  alcune interviste con domande che vertevano   su  temi  etici,  nelle quali  Egli faceva affermazioni e dichiarazioni inserite in un  complesso  contesto  discorsivo e che dei giornalisti hanno stralciato con scaltrezza, decontestualizzandole, per fare presa sull’ opinione pubblica. Il rischio è che, facendo le notizie il giro del mondo  in  tempo reale, se il Papa viene frainteso e i suoi messaggi vengono travisati,  i cristiani  delle comunità di tutto il mondo subiscano discriminazioni e  persecuzioni da parte di esaltati e fanatici di altre fedi religiose.

Francesco Calabrese

 

 

 

 

 

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